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San Teodoro

Uno sguardo in anteprima e po’ di storia

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Il territorio è in prevalenza collinare, infatti l’unica montagna è costituita dal massiccio granitico del Moltinieddu, caratterizzato da valli solcate da limpidi torrenti, suggestive cascate e da terrazze panoramiche che si affacciano sul mare. L’origine del nome è ancora incerta e discussa. Dai ritrovamenti archeologi del territorio è certa la presenza di popolazioni in questa zona a partire dal periodo neolitico. Il territorio ha continuato a popolarsi per tutto il periodo successivo anche grazie alla posizione strategica. Sino ai primi anni del 1900, San Teodoro faceva parte del comune di Posada. Successivamente venne riconosciuto comune autonomo e dagli anni ’60 comincia in questa zona una straordinaria riorganizzazione urbanistica che ha portato il centro ad essere oggi una delle mete più ambite dai turisti nell’Isola. La struttura urbanistica del paese rispecchia l’architettura tipica della Costa Smeralda, composta da case basse e materiali tipici quali trachite e granito. Lungo tutto il paese si possono individuare diverse piazze in stile moderno e diversi luoghi verdi e ricchi di fiori colorati.

Il popolamento del territorio di San Teodoro risale a tempi antichissimi e mostra attraverso i secoli un filo di continuità pressochè ininterrotto. Come risulta almeno dallo stato delle scoperte archeologiche per il resto dell’area gallurese, i primi insediamenti umani dell’agro teodorino, favoriti dalla posizione geografica e da fattori climatici e ambientali, possono essere ascritti al neolitico e, soprattutto all’eneolitico (2.000 – 1.500 a.C.). Alcuni giacimenti ipogeici a facies dolmenica, ricordati dai nostri nonni e incautamente distrutti per ignoranza nei primi decenni del Novecento, ripari sotto roccia (cònchi) in zona di Arèsula testimoniano la presenza nel territorio di antichissimi abitatori. Inoltre, lungo la riva destra dello stagno, a circa metà strada tra -Lu Taccòni- e la -Foca manna- furono rinvenute alla fine degli anni Cinquanta alcune punte e schegge di ossidiana evidentemente utilizzate nella caccia dagli antichi abitatori.

Tracce del periodo nuragico sono presenti a Narachéddu e a Ottiolu, oggi in Comune di Budoni, che un tempo faceva parte del territorio teodorino.

Proprio per la posizione geografica e sulla base di alcuni ritrovamenti, siamo autorizzati a pensare che l’area teodorina, distesa sul mare a sud di Olbia, sia stata frequentata in periodo fenicio (800 a.C.) e poi punico (VI sec. a.C.).

Nel 384 a.C. i Romani, sconfitti i Cartaginesi, intrapresero un’assidua opera di pressione sull’isola nel tentativo di sostituirsi ai vecchi dominatori. Nel 259 a.C. il Console Lucio Cornelio Scipione, sbarcò con le sue legioni presso Olbia, sconfisse i Sardo-punici e avviò la penetrazione romana in Sardegna. L’impresa non fu facile per la strenua resistenza delle tribù dell’interno che contrastarono con ogni mezzo l’occupazione romana. Nel 215 a.C. il Console T. Manlio Torquato sbaragliò a Cornus l’esercito di Ampsicora, alleato dei Cartaginesi, ma la guerriglia delle popolazioni montanare proseguì ancora a lungo fino al 111 a.C. quando Marco Cecilio Metello ebbe ragione degli ultimi rivoltosi e la romanizzazione dell’isola non trovò più ostacoli. Vennero aperte strade, porti, edificati monumenti, costruiti acquedotti, coltivate le campagne che si popolarono di piccoli aggregati rurali, “vici” e “villae”. Risale all’epoca romana il centro demico di “Coclearia”, che sorgeva nell’attuale sito di San Teodoro, tra i colli di Citai, Lu Casteddu, e lo stagno, lungo la strada litoranea “Karalibus – Olbiam per oram”, che ricalcava in gran parte il tracciato dell’odierna SS 125, Orientale Sarda. La “città” di Coclearia, che aveva un suo porto nel sito oggi chiamato Niulòni, dovette avere una certa importanza in periodo imperiale, come testimoniano i numerosi ritrovamenti di vasellame, anfore, macine, monete e monili, resti di costruzioni, embrici, ecc. Altri importanti ritrovamenti interessano il tratto di mare che bagna il territorio teodorino.

Non lontano da San Teodoro, nell’isola di Molara, furono esiliati Papa Ponziano (235 d.C.) e il prete Ippolito sicchè non è azzardato pensare che anche le popolazioni prossime, quelle che abitavano il territorio dell’attuale San Teodoro, siano state tra le prime a venire a contatto col Cristianesimo.

Dopo la caduta dell’impero romano d’Occidente anche le province conobbero le invasioni barbariche: nel 455 i Vandali, dopo aver messo a ferro e a fuoco Roma, invadono la Sardegna e la tengono sotto il loro feroce dominio fino al 553, quando vengono sbaragliati dal generale bizantino Belisario e l’isola passa sotto l’impero romano d’Oriente. San Teodoro, o meglio il centro che allora sorgeva su questo sito, come dimostra anche l’onomastica riferibile alla Chiesa Cristiana d’Oriente, fu centro demico bizantino. Nel 1962, durante la costruzione di una casa nei pressi di via Sardegna, fu ritrovato un tremisse d’oro bizantino dell’imperatore Foca.

In periodo medioevale il sito in cui sorgeva la città romana e poi il centro demico bizantino venne occupato da Offollè, importante centro della Curatoria di Orfili, e forse sede stessa di curatoria, nel Giudicato di Gallura. Tracce del periodo sono ancora riscontrabili sul terreno e ampiamente documentate attraverso la memoria dei nostri avi, oltre che nella Chorographia del Fara (1595) e, in seguito, nell’Itinerario di Della Marmora, e nel Dizionario del Casalis-Angius, dal Pais ecc.

Come è noto, i 4 giudicati sono coevi delle repubbliche marinare, e si formano in Sardegna intorno al IX sec. allorchè si accentuò il distacco da Bisanzio che, in seguito alle incursioni arabe, non può più garantire la protezione dell’Isola.

Il giudicato di Gallura, cui appartenne San Teodoro (allora Offollè, Ovodè e poi Oviddè) aveva per capitale Civita, l’attuale Olbia.

Il Giudicato entra ben presto nell’orbita Pisana: nei primi del 1200 Elena di Gallura, nonostante la fiera opposizione del papa Innocenzo III, va sposa a Lamberto Visconti; il figlio Baldo nel 1238 lascia il Giudicato a suo cugino Giovanni Visconti, al quale nel 1275 succede Nino (“giudice Nin gentil”), ricordato da Dante. Alla morte di Nino nel 1296 il Giudicato viene confiscato dal Comune di Pisa. A tale periodo può essere ascritta la strada pisana (“Uttaru pisanu”) che dai pressi del castello di Pedres portava all’agro di San Teodoro, nelle vicinanze dello stagno, passando lungo le falde settentrionali di Monte Almuttu.

Nel 1323 ha inizio la conquista Aragonese dell’Isola che si completa nel 1400. Nel 1479, allorchè Ferdinando il Cattolico sposa Isabella di Castiglia e si unificano i vari reami della Penisola Iberica, nasce la Spagna, la Sardegna diviene spagnola e la Gallura, smembrata, viene assegnata a vari feudatari. Sono anni difficili, scompaiono dalla geografia sarda centinaia di paesi; afflitta dalle carestie ricorrenti, dalle incursioni saracene, dalle pestilenze e dalla malaria la Gallura si spopola.

Le ultime notizie su Offollè (Oviddè, San Teodoro) risalgono al 1348, poi, il silenzio. Lo storico sardo Gian Francesco Fara intorno al 1595 descrive il territorio teodorino come una landa deserta. Tracce di un ritorno alla vita si avranno alla fine del 1600, coi primi insediamenti rurali degli stazzi. Intorno alla chiesa di campagna dedicata a San Teodoro e ricostruita, come risulta da alcune carte, poco prima del 1647, risorge il primo nucleo di Oviddè – San Teodoro, ad opera di coloni originari di Tempio e dei villaggi vicini, nonchè di oriundi della Corsica.

Nel 1720, in seguito al trattato di Londra del 1718, la Sardegna passa ai Savoia. Tra il 1837 e il 1839 viene abolito il regime feudale, e Oviddè, assegnato a Posada, sia pure lentamente cresce e diviene il punto di aggregazione del vasto agro a sud di Olbia.

Nei primi decenni del Novecento rivendica l’autonomia dal Comune di Posada ma solo nel 1959 riesce a staccarsi. Nel 1927, intanto, in epoca fascista, questa terra gallurese veniva strappata alla Gallura e inclusa nell’ambito della nuova Provincia Littoria di Nuoro.

Settant’anni e passa di “cattività nuorese” non sono riusciti però a piegare e a modificare l’animo gallurese delle popolazioni di Oviddè, anzi, questa convivenza forzata ha semmai accentuato la distanza culturale e morale dal capoluogo “barbaricino”, col quale i teodorini non hanno mai intrattenuto relazioni e altre frequentazioni al di fuori di quelle “obbligate” di carattere amministrativo.

Perchè visitare

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Il paese di San Teodoro è oggi conosciuto per essere una delle mete più ambite del turismo in Sardegna. Il paese offre al turista tantissimi servizi che vanno dalle innumerevoli strutture alberghiere ai divertimenti su spiaggia e alle escursioni nelle zone interne. Sarà sicuramente suggestiva una passeggiata nel centro del paese dove si potranno visitare le chiese di Sant’Andrea e Sant’Antonio. Il borgo è inoltre rinomato per la sua vita notturna e per la presenza delle più grandi ed esclusive discoteche della costa nord occidentale della Sardegna. Il visitatore sarà inoltre affascinato dal bellissimo tratto di costa che circonda il paese. Una delle spiagge maggiormente conosciute e ammirate dai turisti è la spiaggia della Cinta. A San Teodoro è inoltre presente il Museo delle civiltà del mare. Di fronte al paese è inoltre possibile, visitare l’area marina protetta di Tavolara, una delle località più esclusive e incontaminate della Sardegna.

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Il paese di San Teodoro gode di grande prestigio fra le principali località turistiche della Sardegna perché sa offrire ambienti naturali suggestivi ma anche servizi turistici e strutture ricettive di prim’ordine.

Facile da raggiungere, San Teodoro è la meta ideale per una vacanza al mare all’insegna del divertimento e del relax grazie alle sue bellissime spiagge e alla sua natura ancora selvaggia.

Ma San Teodoro è anche sport, è anche avventura e fascino della scoperta, è il divertimento della sua vita notturna, del suo calore…

Spiagge dal fascino irresistibile, vita e aria di mare in un tratto di costa dall’alto profilo ambientale, valorizzato grazie alla tutela del Parco Marino… San Teodoro è territorialmente e culturalmente inserito nella sub-regione Gallura, nella parte nord orientale della Sardegna che fa della grande tradizione per l’ospitalità una risorsa preziosissima per una vacanza importante.

San Teodoro vanta tuttavia una grande varietà di ambienti naturali a partire dalle notevoli zone umide a ridosso dei litorali, la grande laguna che ospita avifauna stanziale, ma anche la montagna con la punta principale di Monte Nieddu dagli scorci interessantissimi, cascate naturali e luoghi della storia, testimonianza della vita rurale tradizionale della nostra zona.

La naturale propensione all’ospitalità della gente del posto, il carattere gioviale ed allegro ed il grande amore di questa per le tradizioni sono ben visibili per esempio nel rigore della cucina tipica fatta di ingredienti naturali prodotti in loco e dal sapore genuino, ma ancor di più la gente di San Teodoro sa celebrare sempre con rinnovato calore la memoria delle proprie tradizioni contadine e dei sani valori della solidarietà e della concordia, attraverso le feste paesane concentrate soprattutto nel periodo estivo, ma anche durante il resto dell’anno.

La civiltà contadina della tradizione però, ha lasciato ormai il passo ad uno sviluppo turistico costruito sull’esperienza trentennale, su servizi turistici all’altezza di una domanda sempre più esigente e di una organizzazione ricettiva collaudata ed efficiente.

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